Fausto Servadio parla delle sue dimissioni da assessore ai Lavori Pubblici e PNRR del Comune di Velletri
Intervista a Fausto Servadio, ex assessore ai Lavori Pubblici e al PNRR del Comune di Velletri, dimessosi lo scorso 9 luglio
A poco meno di due settimane dalle dimissioni rassegnate il 9 luglio, Fausto Servadio, ex assessore ai Lavori Pubblici e al PNRR del Comune di Velletri, è tornato in Comune. Lunedì 21 luglio si è recato lì, accompagnato da Gianfranco Cestrilli, segretario del suo partito. Il gesto non è passato inosservato e ha riacceso interrogativi su un possibile ripensamento. Lo abbiamo intervistato per chiarire motivazioni, prospettive e retroscena di una scelta che ha scosso gli equilibri della giunta guidata dal sindaco Ascanio Cascella.
Servadio, lei si è dimesso il 9 luglio, ma il 21 è tornato in Comune. Come mai?
«Sì, mi sono recato in Comune insieme a Gianfranco Cestrilli per incontrare il sindaco Cascella. Volevamo confrontarci apertamente, senza retropensieri, sulle ragioni che mi hanno portato a rassegnare le dimissioni. Il sindaco, da quel che ho percepito, avrebbe piacere se io tornassi a ricoprire il ruolo di assessore, ma non è così semplice. Io stesso non confermo né smentisco un possibile ritorno. Le condizioni però, a mio avviso, non ci sono. È stata una decisione sofferta, presa dopo attente valutazioni, e senza un cambiamento reale non credo sia possibile un mio rientro. Non voglio che qualcuno pensi che mi abbiano “promesso la luna”. Il rapporto con il sindaco? Lo incontro spesso: quello politico è una cosa, quello umano è un’altra.»
Cosa l’ha spinta a fare un passo indietro?
«Avevo due deleghe: Lavori Pubblici e PNRR. Per quanto riguarda il PNRR, mi sono ritrovato spesso a dover seguire indicazioni diverse da quelle che, per esperienza e convinzione, ritenevo più opportune. Ho dovuto relazionarmi con persone che mi dicevano come fare o non fare certe cose, limitando la mia autonomia. Sui Lavori Pubblici, poi, è ancora più semplice: non sono riuscito a portare avanti nemmeno un intervento. Queste criticità le ho sottoposte più volte al sindaco, ma senza ottenere un vero cambiamento. In passato ho già dato tanto, anche a livello personale. Ora preferisco preservare la mia salute: il fegato, diciamo così, non me lo può più donare nessuno.»
Che impressione ha avuto dal sindaco durante il vostro incontro?
«Mi è sembrato aperto, disposto ad ascoltare. Credo che gli farebbe piacere un mio ritorno in giunta, ma ciò richiederebbe una nuova nomina, perché le mie dimissioni sono state immediate e oggi, formalmente, non sono più assessore. Non dipende solo da lui: Cascella ha alle spalle una maggioranza composta da quattro partiti, e le decisioni devono per forza essere condivise.»
All’indomani delle dimissioni non abbiamo letto alcuna sua nota ufficiale. L’unico comunicato stampa è stato quello del sindaco, che la ringraziava per il lavoro svolto. Perché ha scelto il silenzio?
«Quel comunicato, il sindaco avrebbe anche potuto evitarlo. Magari avrebbe potuto chiamarmi direttamente, ma non l’ha fatto. Forse c’entra il carattere: il suo è molto forte, il mio non è da meno. Non sono tipo da sfoghi pubblici, preferisco agire nel rispetto delle istituzioni. Ma è chiaro che certe cose lasciano il segno.»
Ora cosa pensa che accadrà? Il suo è un addio definitivo o resta una porta socchiusa?
«L’unico scenario possibile per un mio ritorno dovrebbe prevedere che non si ripetano le dinamiche che mi hanno spinto a lasciare. Ma, come ho detto, servirebbe anche una nuova nomina. E poi, diciamolo chiaramente, non è solo una questione che riguarda Cascella. Dopo le mie dimissioni, si sono aperti nuovi appetiti politici sulle deleghe che avevo. Questo rende tutto più complicato. La verità è che oggi non lo so. È tutto molto incerto.»
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L’intervista con Fausto Servadio restituisce l’immagine di un uomo amareggiato, ma lucido. Le sue parole non chiudono completamente alla possibilità di un ritorno, ma pongono condizioni chiare, difficili da ignorare. I prossimi giorni saranno decisivi per capire se in giunta prevarrà la volontà di ricucire o quella di voltare definitivamente pagina. Pubblichiamo di seguito il documento inoltratoci dall’ex assessore Servadio in cui rassegnava le sue dimissioni

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