Ci sono profumi che restano impressi nella memoria più delle immagini. Basta percepirli anche solo per un istante perché riaffiorino luoghi, volti e momenti che sembravano lontani nel tempo. È proprio su questa straordinaria capacità evocativa che si fonda “L’odore del sambuco”, poesia del poeta romeno Constantin Florea, un componimento che intreccia natura, tradizioni popolari e affetti familiari in un racconto delicato e profondamente umano. Attraverso la semplicità delle immagini e la forza dei ricordi, il sambuco diventa il simbolo di un mondo fatto di gesti autentici, di estati trascorse tra le colline, di tavole condivise e della presenza rassicurante dei nonni. I suoi fiori bianchi, il loro profumo inconfondibile e i frutti che maturano con il passare delle stagioni accompagnano il lettore in un viaggio nella memoria, dove il tempo sembra rallentare per lasciare spazio alle emozioni.
Con piacere ospitiamo integralmente questo testo nella traduzione italiana curata da Eliza Puscoi, rispettando fedelmente ogni parola dell’opera originale “Mirosul de soc”, tratta dal volume “Cenaclul de la Roma” (Il cenacolo di Roma) del 2015. Una poesia che invita a riscoprire il valore delle radici, della famiglia e di quei piccoli dettagli della natura capaci di custodire intere storie di vita.
L’odore del sambuco
L’odore del sambuco il cammino ti fa fermare,
quando senti il vento tra le fronde dolce soffiare.
I suoi fiori colmi di purezza sorprendono per la bellezza,
creati da Dio come una carezza.
Quando i fiori stanno per volare via imbiancando i prati sottostanti,
mille “bacche” crescono in allegria, che sono di un vivo nero-viola colorate.
Quanti dolci, bevande e confetture dai fiori bianchi e le bacche mature.
I nonni una volta facevano, come le quando crepes arrotolavano ed altre bontà sul tavolo gustavano.
L’odore dei fiori di sambuco dai nonni si sentiva ovunque,
tanto che non volevi più andar via per tornare indietro giù per la collina.
Il sambuco riporta alla mente la casa e i nonni dolcemente.
Traduzione dalla lingua romena a cura di Eliza Puscoi.
Dalla poesia originale di Constantin Florea “Mirosul de soc” (L’odore del sambuco).
Dal libro “Cenaclul de la Roma” (Il cenacolo di Roma), 2015.
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